lunedì 9 gennaio 2017

LETTERA APERTA AI LAVORATORI E AL MOVIMENTO DEL NO


LETTERA APERTA AI LAVORATORI E AL MOVIMENTO DEL NO

La vittoria del NO al referendum costituzionale è stata il segno evidente di una ribellione contro i tradimenti che da almeno trent'anni vengono perpetrati ai danni di cittadini e lavoratori: tradimenti operati contro la libertà, contro i diritti ed anche contro gli esiti delle consultazioni democratiche, come sta ad evidenziare la vicenda del referendum sull'acqua.
Questi tradimenti altro non sono se non chiare scelte politiche operate dai vari governi che si sono succeduti, comunemente caratterizzati da un indirizzo liberista e da operazioni di macelleria sociale che hanno determinato misure deleterie sull’istruzione, sui salari, sul diritto alla sanità, alla casa, alla libera circolazione delle persone; scelte sostenute da politiche di guerra, di privatizzazione, di razzismo.
Contro queste politiche la Carta costituzionale, da sola, non può esercitare tutele; occorre una “costituzione materiale” che esprima rapporti di forza capaci di impedire, attraverso il rilancio di una significativa stagione di lotte, ulteriori svolte autoritarie. È alla costruzione di questa presenza nel Paese che da anni lavoriamo come sindacato di base, è alla costruzione di questo “nuovo radicalismo” che dobbiamo mirare, proseguendo la nostra pratica sindacale, ma anche collegandoci all'insofferenza sociale che ha dato vita al No, alla coscienza istintiva che ha voluto esprimere la ripulsa contro le politiche liberiste, contro il primato del mercato, della speculazione, del business sulla cosa pubblica, dell'eliminazione delle protezioni e dei diritti del lavoro, dei diktat della Troika.
Sta di fatto che, se vogliamo dare un senso alla vittoria del 'No', dobbiamo ripercorrere a ritroso almeno gli ultimi 30 anni, perché non c'è nulla da salvare: non le politiche sociali, del lavoro e sull'istruzione; non quelle sui diritti; men che meno la politica internazionale e sui migranti (al 'carro' della UE).
Se è vero che non c'è nulla da salvare, altrettanto vero deve essere lo sforzo per ricostruire ciò che è stato distrutto (in primis l'entusiasmo), con un programma serio e privo di compromessi, immediatamente capace di indicare senza ambiguità un novero esaustivo di vergogne da abrogare.
Eppure la definizione delle linee-guida per l'azione del 'dopo-Referendum' dei Comitati del 'No' (dettata dal Comitato Nazionale) sembra invece fermarsi all'impegno sulla mera legge elettorale. Una riduzione drastica dell'azione dei Comitati. Un ‘minimalismo’ che sottende ad una ben diversa politica del ‘No’. Il Comitato Nazionale pare aver scelto la strada del No a precisi impegni politici di sostanza. No alla ripresa/riapertura di una campagna referendaria contro la L. 107. No ad una campagna, qui ed ora, per l'abrogazione della legge sulla 'rappresentanza sindacale'. No, soprattutto, all'elemento decisivo: No alla creazione di un articolato programma destruens, senza il quale non può esserci pars costruens che provi ad includere chi non ha rappresentanza e che proponga davvero una 'agenda' per il Movimento del No. Un Movimento che non si limita ai Comitati, né ai partiti che vi sono (aleatoriamente) 'egemoni'.
In tutto ciò si dimentica:
a) il peso determinante del grande 'No Sociale' alla generale politica renziana e dell'Unione Europea, nell'ambito di una vittoria così ampia (che va anche oltre il ruolo del Coordinamento del No Sociale). Un Movimento, quello del 'No Sociale', sul quale non s'è ancora riflettuto abbastanza, che ha quindi prima di tutto bisogno di capire (e di capirsi) per poter elaborare un percorso chiaro capace di fornire quell'identità (plurale) utile a costruire la necessaria unità, forza ed egemonia: tutto tranne l'omologazione alla questione elettorale, alla campagna elettorale, ai giochi della casta e dell'usuale teatrino della politica di bottega. Peraltro, quel voto plebiscitario ha avuto ben poco a che fare con la legge elettorale, tanto quanto i soli tecnicismi dei costituzionalisti (utili, ma non certo determinanti);
b) la necessità di dare un senso, oltre che all'impegno del sindacalismo di base, ai nuovi soggetti sociali, alle aggregazioni 'irregolari', a quanti sono fuori dalla politica del 'Palazzo' e non solo ad una continua rincorsa dietro la Cgil. Chiariamo: una rincorsa che non sta nel comprensibile impegno nella campagna referendaria contro il Jobs Act, bensì nella conventio ad excludendum contro la costruzione di un progetto e nel veto contro la denuncia del monopolio della rappresentanza sindacale, quasi che la democrazia sui posti di lavoro (ed in primis il diritto di assemblea) non avesse una prioritaria rilevanza costituzionale ! Quasi non fosse stato strategico, per la controparte, l'eliminazione di fatto del sindacalismo più conflittuale e d'ogni 'inciampo' sulla strada del neo-liberismo. Bisogna capire che l'Unicobas (come tutto il sindacalismo di base), iscritto per iscritto, Rsu per Rsu, lavoratore per lavoratore, questa discriminazione la vive quotidianamente sulla propria pelle, e se era giusto lavorare in un fronte comune con l'obiettivo comune del 'No', non può esserlo oggi se l'obiettivo 'comune' che ci si propone è solo una battaglia per il proporzionale (et similia).
La vittoria del No non ci basta. Il segnale che il Paese ha lanciato va raccolto in tutta la sua potenzialità, con un programma serio, radicale e privo di compromessi.
Non basta neppure limitarsi a proporre l'eliminazione delle vergogne più evidenti prodotte dal solo governo Renzi - Buona Scuola, Jobs Act, Riforma della Pubblica amministrazione, Sblocca Italia - e lasciare in piedi altre più ‘antiche’(e ‘propedeutiche’) vergogne.
Tantomeno può bastare sacrificare il potenziale di opposizione sociale che la campagna per il No ha evidenziato limitandolo al terreno della ridefinizione della legge elettorale.
Il Movimento del No non può essere monopolizzato dalle posizioni di chi vuole un proporzionale secco, né di chi si accontenta di un proporzionale corretto, oppure di quanti cercano di creare una nuova forza politica. Il segnale lanciato dal Paese non può essere strumentalmente convogliato sulla prossima campagna elettorale, sul calcolo dei seggi raggiungibili, sulle esigenze dei partiti di riferimento, di quelli esistenti e di quelli in costruzione.
Il No sociale è stato una manifestazione potente di protesta e di ribellione a cui da una parte si è risposto con lo sberleffo di un Governo fotocopia occupato solo a mantenere l'esistente, confermare l'opera di Renzi, foraggiare le banche e ridisegnare una legge elettorale ad usum Delphini, utile a cercare di garantire gli equilibri politici della futura legislatura.
Dall'altra parte il Comitato Nazionale che ha coordinato la campagna referendaria non può frenare le rivendicazioni fondamentali che hanno generato quel malcontento e quella espressione per privilegiare la questione elettorale e la politica di bottega.
Deve essere chiaro che la massiccia espressione del No sociale ha fatto emergere una protesta che è potuta crescere, in questi anni, solo grazie all'azione continua di quelle forze – sindacalismo di base, nuovi soggetti sociali, organizzazioni non istituzionali e “irregolari” - che, fuori dalla politica del Palazzo e spesso indicate come fomentatrici di ‘disordine’, hanno dato vita a lotte significative nelle piazze, nei territori, sui luoghi di lavoro.
L'opposizione sociale emersa anche con il No non è certo stata costruita dai sindacati concertativi che hanno concordato fino dal 1978, con la svolta dell'EUR, la politica dei sacrifici, derubando progressivamente i lavoratori di salario, sicurezza, democrazia, diritti, togliendo loro persino il diritto di assemblea, riservandosi pensioni privilegiate ed il passaggio ad alte cariche dell'amministrazione.
L'opposizione sociale è stata costruita da chi, come l'Unicobas, si è opposto alle politiche di scempio degli ultimi trent'anni e alle politiche concertative dei sindacati di stato, da chi ha resistito alle discriminazioni e alle marginalizzazioni, lavorando per far crescere la resistenza, la solidarietà, per combattere la paura e le intimidazioni con cui si volevano piegare i lavoratori.
L'opposizione sociale così costruita non può certo arenarsi in una battaglia per il proporzionale.
Noi, in quanto sindacato, non abbiamo nessun interesse elettorale diretto e giudicheremo le forze politiche da quanto si proporranno di fare (e soprattutto da quanto faranno), però crediamo che anche alle forze politiche (ed ancor più ai Comitati) gioverebbe il massimo della chiarezza e (finalmente) della radicalità, nonché una maggior condivisione, vista la scarsa lungimiranza che le ha contraddistinte negli ultimi 30 anni.
Per questo l'Unicobas rilancia su obiettivi concreti di mobilitazione sociale, facendo appello a tutti coloro che hanno a cuore la volontà di un reale cambiamento.
Questi gli obiettivi di carattere sindacale, coerentemente con quello che è il terreno specifico del nostro intervento:
• L’abolizione completa della L. 107/2015, impropriamente chiamata “La Buona Scuola”;
• L’abrogazione della legge sulla rappresentanza sindacale del 1997 per il settore pubblico che impedisce elezioni democratiche su lista nazionale, negando persino il diritto di assemblea in orario di servizio al sindacalismo di base, nonché del Testo Unico sulle Rappresentanze Sindacali Unitarie, che, per ora nel settore privato, ha sottratto libertà di partecipazione ai processi decisionali e di contrattazione e rappresentatività alle minoranze sindacali;
• L'abolizione del Jobs Act e il ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori;
• L'abolizione della legge 'Sblocca Italia';
• Il ritiro dell'incostituzionale controriforma della Pubblica Amministrazione;
• L’eliminazione del pareggio di bilancio dalla Costituzione;
• L'eliminazione della vergognosa legge Fornero;
• La devoluzione del 6% del PIL all’istruzione.
Più in generale, l'Unicobas sostiene le lotte e le mobilitazione solidali contro le politiche razziste, le politiche di guerra, le politiche di scempio e devastazione dei territori, a fianco di coloro che intendono contrastare gli indirizzi autoritari che questo come altri governi praticano.
L’ESECUTIVO NAZIONALE DELL’UNICOBAS

Stefano d'Errico, Segretario Nazionale dell'Unicobas
Stefano Lonzar, Segretario Provinciale Unicobas Roma
Paolo Latella, Segretario Regionale Unicobas Lombardia
Marco Monzù, Segretario Provinciale Unicobas Enna
Franco Casale, Responsabile Unicobas Formazione Professionale
Serenella Rocchetti, Segretaria comprensorio di Civitavecchia Unicobas Scuola
Romilda Scaldaferri, Segretaria Provinciale di Napoli Unicobas Scuola
Angela Antonia Di Leo, Referente di Rocca Imperiale (CS) Unicobas Scuola
Laura Bagattini, Segretaria Provinciale di Chieti e Pescara Unicobas Scuola
Matteo De Cesare, Segretario Provinciale di Salerno Unicobas Scuola
Francesco Tomasello, Segretario Regionale Unicobas Sicilia
Aniello Ciaramella, Segretario provinciale Unicobas Siena
Lucia Fantauzzi, Referente Unicobas Scuola Latina
Maria Grazia Argiolas, Rappresentante legale Unicobas Scuola
Matteo De Cesare, Segretario Provinciale Unicobas Salerno

Unicobas Scuola (Nazionale), 5550 seguono la pagina, 5584 'MI PIACE'
(https://www.facebook.com/unicobas/?fref=ts)
SCUOLA: Il gruppo accoglie tutti i Docenti, Personale ATA, Tecnici, Educatori, 35.264 membri.
(https://www.facebook.com/groups/grupposcuola/)
L'Esercito dei prof, ata e alunni in difesa della scuola pubblica statale, 10.711 membri.
In difesa della scuola pubblica laica statale, 1740 membri.
ADDIO LABORATORI, COMPRESENZE E INSEGNANTI MADRELINGUA..., 1106 membri.
Unicobas Scuola Lombardia, 776 membri.
MANIFESTO NAZIONALE DOCENTI PRECARI, 3264 Membri.
Illumin'Italia ...NATI PER IMPARARE!, 4621 Membri.
Illumin'Italia Caltanissetta, 144 Membri.

Graziano MagnificoDocente (Membro Esecutivo Nazionale Unicobas Scuola)
Barbara GentiliDocente (Membro Esecutivo Nazionale Unicobas Scuola)
Alessandra FantauzziDocente (Membro Esecutivo Nazionale Unicobas Scuola)
Annamaria PaganelliDocente
Mafalda CantarelliDocente
Laura TestaseccaDocente
Giuseppina NotoDocente
Gaetana CicconeDocente
Anna Grazia BenattiDocente
Mario DainesiDocente
Maria Luisa BusonDocente
Fabio DalvatoriDocente
Marfisa De SantisDocente
Maria Coltiletti, Docente
Patrizia Rotella, Docente
Ornella Rappa, Docente
Luigina Conflitti, Docente (Membro Esecutivo Nazionale Unicobas Scuola)
Daniele Vita, Docente
Annalisa Pacini, Docente di Viterbo
Elisabetta Lefons, Docente
Girolama Fuoco, Docente
Marta Mongelli, Docente
Roberto Truglia, Docente
Antonina Magazzu, Docente
Maria Angela, Docente
Marcella Pichezzi, Docente
Giovanni Aliberti, Docente
Luisa Anna Mascherpa, Docente
Paola Malizia, Docente
Maurilio Gabriele, Docente (Membro Esecutivo Nazionale Unicobas Scuola)
Chiara Pepe, Docente (Membro Esecutivo Nazionale Unicobas Scuola)
Giuseppina Malagnino, Docente
Maria Grazia Carini, Docente
Marisa Muraca, Docente
Carmela Capuano, Docente
Francesco Paolo Magno, Docente e Ispettore MIUR
Rosalba Falzone, Docente
Luigi Cozza, Docente
Graziella Gambino, Docente
Domenico Fiore, Docente
Valeria Vegliante, Docente
Giovanni Altini, Docente
Armando Celiberti, Personale ATA
Stefano Stronati, Personale ATA
Gabriella Mauugeri, Docente
Gilda D'Abramo, Docente
Carla Pellegrini, Docente
Guido Pistorio, Docente
Nuccia Cianci, Docente
Carla Ruiz, Docente in pensione
Caterina, Docente precaria
Mario, ATA
Rosa, Docente di sostegno
Tarraran, Docente
Domenico Marcone, ex Docente
Giuseppa Canci, Docente di sostegno
Paolo Chimisso, Docente
Antonio Persia, Direttore di Quanta Radio
Giovanna Oggiano, Docente di sostegno
Maddalena Lo Fiego, Docente
Carla Fraboni, Docente
Rosa Vitale, Docente
Margherita Franzese, Presidente Illumin'Italia
Federica Inches, Dirigente Nazionale Illumin'Italia Roma
Bianca Laura Granato, Docente di materie letterarie e latino (L.S. "L. Siciliani" CZ)
Maria Giovanna Anania, Docente
Giuseppe La Paglia, docente
Gabriele Barone, Docente di Lettere
Francesca Izzi, Docente
Orietta Pulicani, Docente
Rosa Foglia, Docente di Scuola Primaria e RSU Unicobas Scuola
Alvaro Belardinelli, Docente di Lettere, Latino e Greco (Membro Esecutivo Nazionale Unicobas Scuola)
Marco Caffarello, Docente
Rosalba Testamento, Referente Illumin'Italia Isernia
Rossella Mauro, Referente Illumin'Italia Torino
Maria Grazia Denti, Personale ATA di Nuoro
Alessandra Saccà, Docente, ex Ricercatore, Messina
Davide Zannaries, Docente di L'Aquila
Roberto Marini, Docente di Roma
Simonetta Mattei, DSGA di Nettuno (RM)
Lucia Roffari, Docente
Giuseppe Casamassima, Docente
Vincenzo Casamassima, Docente
Maddalena Scalera, Docente
Letizia Ognibene, Docente Scuola Secondari di I grado, Caltanissetta
Vittorio Criscione, Docente
Manuel Cecchinato, Docente
Giovanna De Meo, Docente
Stella Tundo, Docente
Antonio Mobili, Docente Scuola Secondaria di I grado, Civitavecchia (RM)
Angelo Alonzo, Docente
Francesca Lombardo, Docente
Serafina Amenta, Docente

domenica 8 gennaio 2017

Lettera aperta al Movimento del NO Sociale


RENZILONI E FEDELI: INACCETTABILE !!!!! Lettera aperta al Movimento del NO Sociale
Questa è la 'democrazia' di Mattarella e dell'attuale Parlamento. Dopo un 60% di NO, rispondono con un governo del 'sì'. 
Questa lettera aperta di Stefano d'Errico, segretario dell'Unicobas, è stata sottoscritta anche da Ferdinando Imposimato, Nicola Tranfaglia e dai Partigiani della Scuola Pubblica.
____________________________________________________________________________________________

Questa è la 'democrazia' di Mattarella e dell'attuale Parlamento. Dopo un 60% di NO, rispondono con un governo del 'sì', con un servo della UE e delle banche che, come primo obiettivo si pone il salvataggio dei truffatori del Monte dei Paschi di Siena e la conferma della L. 107/2015. D'accordo con una Corte 'Costituzionale' che prima di esprimersi sulla legge elettorale (all'alba del 24 Gennaio 2017) deve andare alle Maldive, si propongono di allungare il brodo, salvare le indennità della casta e confermare la squallida politica renziana. Il fronte del 'NO SOCIALE', il mondo della scuola e tutto il sindacalismo alternativo devono mobilitarsi immediatamente per PRETENDERE
• che Gentiloni si ritiri, perché il prossimo Governo venga incaricato in assenza di qualunque esponente di partito facente parte della schiera del 'sì' alla controriforma della Costituzione. Vista la sordità e la scorrettezza istituzionale, occorrerà il massimo dell’opposizione. Non può essere accettabile altro che un Governo strettamente a termine, che si impegni prioritariamente nell’attuazione delle seguenti misure urgenti:
• L’immediata revisione della legge elettorale 'Italicum' con il ritorno a un sistema proporzionale, garante della partecipazione popolare alla scelta dei rappresentanti presso le Istituzioni, applicato secondo identiche modalità in entrambe le Camere; 
• L’immediato ricorso al voto entro aprile 2017;
• L’abolizione completa della L. 107/2015, impropriamente chiamata “La Buona Scuola”;
• L’abrogazione della legge sulla rappresentanza sindacale del 1997 per il settore pubblico che impedisce elezioni democratiche su lista nazionale, negando persino il diritto di assemblea in orario di servizio al sindacalismo di base, nonché del Testo Unico sulle Rappresentanze Sindacali Unitarie, che, per ora nel settore privato, ha sottratto libertà di partecipazione ai processi decisionali e di contrattazione e rappresentatività alle minoranze sindacali;
• L'abolizione del Jobs Act e il ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori;
• L'abolizione della legge 'Sblocca Italia';
• Il ritiro dell'incostituzionale controriforma della Pubblica Amministrazione;
• L’eliminazione del pareggio di bilancio dalla Costituzione;
• La devoluzione del 6% del PIL all’istruzione.
Il 65,47 per cento degli aventi diritto, pari a quasi 33 milioni e 244mila italiani, si è recato alle urne. Ma, checché ne pensi Mattarella, oltre 19 milioni 419mila ha dato voce al ‘No’: il 59,11% (circa 13 milioni 432mila). Al ‘Sì’ è andato solo il 40,89%, lo scarto è stato di quasi sei milioni di voti: questa è l'Italia che va rappresentata! 
Un'Italia che vuole cambiare l'intero percorso degli ultimi 30 anni, eliminare la parentesi renziana ma anche tutte le leggi e le vergognose politiche che hanno aperto le porte alla precarietà, al massacro delle pensioni, alla distruzione della Scuola Pubblica. Dal preside 'datore di lavoro' imposto da Amato e dai sindacati concertativi con il dl.vo 29/1993 (senza il quale non sarebbe stato possibile chiudere il cerchio con ‘pessima sQuola', chiamata diretta e bonus ‘premiale’ in primis), dalla legge di 'parità' e dalla 'autonomia' d'azienda di Luigi Berlinguer, dai tempi della 'riforma' Dini, del pacchetto Treu (con i lavoratori in affitto), dal tradimento del referendum sul finanziamento pubblico dei partiti alla situazione odierna, con la prima grande sconfitta del neo-liberismo in questo Paese. Ora o mai più!

Stefano d'Errico, Segretario Nazionale dell'Unicobas
Ferdinado Imposimato, Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, già senatore, autore, fra gli altri, di Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro (2008)
Nicola Tranfaglia, Professore di storia contemporanea e Professore emerito di storia dell'Europa e del giornalismo all'università di Torino, già deputato, autore, fra gli altri, di Mafia, politica e affari 1943-91 (1992)
Partigiani della Scuola Pubblica
Stefano Lonzar, Segretario Provinciale Unicobas Roma
Paolo Latella, Segretario Regionale Unicobas Lombardia
Marco Monzù, Segretario Provinciale Unicobas Enna
Franco Casale, Responsabile Unicobas Formazione Professionale
Serenella Rocchetti, Segretaria comprensorio di Civitavecchia Unicobas Scuola
Romilda Scaldaferri, Segretaria Provinciale di Napoli Unicobas Scuola
Angela Antonia Di Leo, Referente di Rocca Imperiale (CS) Unicobas Scuola
Laura Bagattini, Segretaria Provinciale di Chieti e Pescara Unicobas Scuola
Matteo De Cesare, Segretario Provinciale di Salerno Unicobas Scuola
Francesco Tomasello, Segretario Regionale Unicobas Sicilia
Aniello Ciaramella, Segretario provinciale Unicobas Siena
Lucia Fantauzzi, Referente Unicobas Scuola Latina
Maria Grazia Argiolas, Rappresentante legale Unicobas Scuola
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